LI

By Domenico di Giovanni

Cesare Imperator vago, ed onesto

Non ritrovando il dì di Carnasciale,

Dette una petizione alle cicale

Dinanzi a' cinque savi del bisesto.

Di che come i ranocchi seppon questo

Inanimati contro all'Ufficiale,

Destarono il guardian dello spedale,

Che dormiva sognando fare agresto.

E Scipione era smontato a piede

Per far dell'erba alle chiocciole sue,

Ch'avean fatta la scorta a Diomede.

Non ebbe tanto sdegno Cimabue

Del colpo, che gli dette Ganimede,

Quando gli fece far d'un boccon due.

E la lor quistion fue,

Perch'i castron son molto a noia a' pesci

Portando il verno il fodero a i Rovesci.