Licaone trasformato in Lupo d'Ambrogio Figino.
Dal cibo abominando
del pargoletto ucciso
torce Giove sdegnoso il guardo e 'l viso;
ond'empie l'uccisor cangiato in belva
d'ululati la selva.
FIGIN, l'atto è sì crudo, e sì nefando,
che l'occhio il prende a schivo,
se non ch'espresso al vivo
dal tuo divin pennello,
l'orror diletta, e 'n sì bell'opra è bello.