LIII

By Benvenuto Cellini

Signore eccellentissimo e divino,

i' v'ho servito, ormai passan sette anni,

con tutto il mio potere: in tanti affanni

qual carcerato o infermo peregrino,

son giunto a quanto io dissi in sul confino:

tal che veder si può sui belli scanni

vaghe statue, nude, altre co' panni;

e io sbattuto son, senza un quattrino.

Quelle in sembiante liete, altiere e dolce;

io mesto, spennachiato, umile e rotto:

ché mie stella mi dona a voi in disgrazia.

Qual ci portano aita, altre poi tolce

ogni studio; né vale esserci dotto:

basta che di voi ridon e noi destrazia.