LIII

By Berardino Rota

Caro arboscel, che la man vaga e bella

solea rigar con picciol vetro e puro,

superbo e lieto ben, ma non securo

dal lampeggiar de l’una e l’altra stella;

ben la sorte comune è grave e fella,

poiché si vede il verde manto oscuro,

né più nel ramoscel già secco e duro

il bel candido fior si rinovella.

Pur ti consola, ché col vivo raggio

infin dal ciel ti darà vita e forza

l’amata donna che piangemo inseme;

ed io col pianto, ch’altro ben non haggio,

spero di rinverdir l’arida scorza.

O scarso dono, o dolorosa speme!