LIII

By Giovanni Della Casa

Varchi, Ippocrene il nobil cigno alberga

che 'n Adria mise le sue eterne piume,

a la cui fama, al cui chiaro volume

non fia che 'l tempo mai tenebre asperga.

Ma io palustre augel, che poco s'erga

su l'ale, sembro, o luce inferma e lume

ch'a leve aura vacille, e si consume:

né pò lauro innestar, caduca verga

d'ignobil selva. Dunque i versi, ond'io

dolci di me ma false udì'novelle,

amor dettovvi e non giudicio: e poi

la mia casetta umil chiusa è d'oblio.

Quanto dianzi perdeo Venezia e noi

Apollo in voi restauri e rinovelle.