LIII
Meschinelle in che dolore
ci troviàn per nostro errore!
O destino, o crudel fato!
o prosunzione umana!
che ci avete revocato
in essenzia tanto strana.
O credenza cieca e vana
della nostra intenzione:
ben ha falsa opinione
chi repugna al suo maggiore.
L’arroganza e la superba
della nostra sapienza
incitò con nostra verba
contrastar con la clemenza
delle muse la scienza
qual di noi ciascuna avea:
non è piú come solea
delle Pieride l’onore.
Sute siàn meritamente
dalle muse superate,
e sortiamo ogni vivente
ché in noi vo’ vi specchiate.
Deh, fuggite, non cercate,
quel ch’a voi non si conviene:
chi l’esemplo nostro tiene,
viverà sanza dolore.