LIV

By Francesco Beccuti

Uscito alfin de l'amoroso inferno,

dove sempre digiuno, afflitto e lasso

provai cinque anni 'l crud'artiglio e 'l sasso

e de' fugaci pomi 'l fiero scherno,

perché durasse il mio tormento eterno,

Amor mi si fe' incontro a mezzo 'l passo,

dicendomi in un suon cortese e basso:

— Non pur qua giù, ma terra e ciel governo:

or che di Stige hai conosciuto i lutti,

vieni in questo vago orto, ove potrai

del paradiso mio coglier i frutti. —

Ivi com'uom di troppa fede entrai,

ma tosto vidi, e non con gli occhi asciutti,

luogo di pianti e d'infiniti guai.