LIV

By Gaspara Stampa

Se non temprasse il foco del mio core

l'umor, che verso per gli occhi sì spesso,

io avrei visto già di morte il messo,

e l'alma ad ubidirla uscita fore;

perché la speme omai cede al timore,

ed ogni cosa mia soggiace ad esso,

poi che si vede a mille segni espresso

che chi può farlo vuole il mio dolore.

Dunque, s'io vivo, è mercé del mio pianto;

s'io moro, è colpa de le crude voglie

del mio signor, in vista dolce tanto.

Ei mi legò sì ch'altri non mi scioglie,

ei vuol aver de la mia morte il vanto.

O poco chiare ed onorate spoglie!