LIV.

By Luigi Tansillo

La dolce vista, e il bel guardo soave

Ond'io nodrir soleati, anima mia,

Tosto, ahimè, ne torran fortuna ria,

Aura ladra, onda ingorda, e cruda nave.

Perché 'l lungo digiun ne sia men grave,

Prima che 'l lume suo sparito sia,

Dipingi l'onestà, la leggiadria,

E la beltà, che al mondo par non ave.

Ma non usar al novo alto disegno

L'usato stil: ch'esser non può sia sparta

Sovra poca tabella tanta gloria.

Per darli miglior forma, e campo degno,

Chiamerai l'intelletto, e la memoria:

L'un ti darà il pennel, l'altra la carta.