LIX
Valli riposte e sole,
deserte piagge apriche,
e voi, liti sonanti et onde salse,
se mai calde parole
vi fur nel mondo amiche
o se de' pianti uman giamai vi calse.
prendete or le non false
querele e i miei martiri,
ma sì celatamente
che non l'oda la gente,
né il vento ne riporte i miei sospiri
in parte ove io non voglia,
ma qui se stia sepolta ogni mia doglia.
Ben vedi, anima trista,
quella parte sì lieta
che rasserena i poggi d'ogn'intorno:
ivi è l'amata vista
di quel vivo pianeta
che solea agli occhi miei far chiaro giorno;
ivi è il bel riso adorno,
le parole gentili;
ivi i soavi accenti,
cagion de' miei tormenti;
ivi son gli atti e le accoglienze umili,
miste con dolci orgogli;
et io piangendo vo per questi scogli.
Oh felice terreno,
oh fortunato loco,
oh sopra gli altri aventurosi campi,
che 'l bel viso sereno
vedete, e del mio foco
godete, ardendo agli amorosi lampi!
Ond'or convien ch'io avampi
diviso e sì lontano,
e con un sol remedio
cerchi scemare il tedio,
dicendo: — Ancor vedrò la bianca mano! —
E di tanta speranza
sol questo e lacrimar oggi m'avanza.
Lasso, chi mi conduce
a ragionar con l'alma,
che non è meco e del suo ben si gode?
Ella con la sua luce
stassi, né di sua salma
si cura omai, ché 'l mio gridar non ode;
onde di tanta frode
io stesso mi vergogno,
ch'essendo vissi inseme,
infino a le ore estreme
dovea star meco, e non nel gran bisogno
lassarme ignudo e solo;
ma per tutto una volta alzarsi a vuolo.
Ninfe, che 'l sacro fondo,
come a Nettuno piacque,
de l'undoso Tirreno avete in sòrte,
alzate il capo biondo
fuor già de le vostr'acque
e vedete il mio pianto e la mia morte.
E se le amate scorte,
c'al ciel per dritta strada
guidavan la mia vita,
con sùbita partita
m'han qui lasciato, et or convien ch'i' vada
noiando piani e monti,
sentanlo omai per voi li fiumi e i fonti.
Canzon, se l'alma errante e fuggitiva
in breve non rivolve,
mi troverà nuda ombra e poca polve.