LIX

By Iacopo Sannazaro

Valli riposte e sole,

deserte piagge apriche,

e voi, liti sonanti et onde salse,

se mai calde parole

vi fur nel mondo amiche

o se de' pianti uman giamai vi calse.

prendete or le non false

querele e i miei martiri,

ma sì celatamente

che non l'oda la gente,

né il vento ne riporte i miei sospiri

in parte ove io non voglia,

ma qui se stia sepolta ogni mia doglia.

Ben vedi, anima trista,

quella parte sì lieta

che rasserena i poggi d'ogn'intorno:

ivi è l'amata vista

di quel vivo pianeta

che solea agli occhi miei far chiaro giorno;

ivi è il bel riso adorno,

le parole gentili;

ivi i soavi accenti,

cagion de' miei tormenti;

ivi son gli atti e le accoglienze umili,

miste con dolci orgogli;

et io piangendo vo per questi scogli.

Oh felice terreno,

oh fortunato loco,

oh sopra gli altri aventurosi campi,

che 'l bel viso sereno

vedete, e del mio foco

godete, ardendo agli amorosi lampi!

Ond'or convien ch'io avampi

diviso e sì lontano,

e con un sol remedio

cerchi scemare il tedio,

dicendo: — Ancor vedrò la bianca mano! —

E di tanta speranza

sol questo e lacrimar oggi m'avanza.

Lasso, chi mi conduce

a ragionar con l'alma,

che non è meco e del suo ben si gode?

Ella con la sua luce

stassi, né di sua salma

si cura omai, ché 'l mio gridar non ode;

onde di tanta frode

io stesso mi vergogno,

ch'essendo vissi inseme,

infino a le ore estreme

dovea star meco, e non nel gran bisogno

lassarme ignudo e solo;

ma per tutto una volta alzarsi a vuolo.

Ninfe, che 'l sacro fondo,

come a Nettuno piacque,

de l'undoso Tirreno avete in sòrte,

alzate il capo biondo

fuor già de le vostr'acque

e vedete il mio pianto e la mia morte.

E se le amate scorte,

c'al ciel per dritta strada

guidavan la mia vita,

con sùbita partita

m'han qui lasciato, et or convien ch'i' vada

noiando piani e monti,

sentanlo omai per voi li fiumi e i fonti.

Canzon, se l'alma errante e fuggitiva

in breve non rivolve,

mi troverà nuda ombra e poca polve.