LIX

By Rosello Roselli

Morte, che tua possanza sia sì grande

che inanzi a te nïun possi scampare

nol potrei mai negar, s'io ben volesse.

Per ogni loco el tuo nome si spande;

ove ti piace tu pòi trïunfare,

né fu chi mai da te si difendesse.

Né trovo chi sapesse,

o per forza a per arte,

tôrti solo una parte

del mondo che non fusse in tua balìa;

convien che ciaschedun suggetto sia

a te, come a madonna, a ciascuna ora,

perché non fu né fia

omo che possi far sì che non mora.

Tu uccidesti Adam, primo parente,

che lo compuose Iddio con propria mano

per dar principio all'umana natura;

e ben che contra te fusse possente

novecento trenta anni, pur sovrano

fu el nome tuo, che ognun tiene in paura.

E la bella figura

d'Eva, sua donna, terra

facesti; e, si non erra

mio dir, Noè, che fu giusto e perfetto,

da Dio nel tempo del diluvio eletto

che non morisse, tu poscia volesti

con Sem, Cam e Jafetto,

i quai principio del mondo vedesti.

Danari tu non curi né fortezza,

giustizia contra te nïente vale;

non vale esser prudente e temperato.

Non valse a Creso la sua gran ricchezza,

né a Dario ancora, il cui nome è immortale

sol pel tesoro del qual fu dotato.

Sanson tanto nomato

per esser suto forte;

Ercole, che le porte

aperse de l'inferno e il suo custode

Cerbero prese, onde ebbe al mondo lode,

facesti poscia a te bene obedire,

sì che 'l tuo nome s'ode

sotto al profondo, se più se può dire.

Io guardo Bruto colla sua giustizia,

che fé libera Roma dagli regi,

quando Lucrezia el suo sangue distilla;

Torquato ancora, che per la milizia

donò morte al figliuol, degno di pregi,

ch'a Roma dato avea pace tranquilla;

poi piccola favilla

di tuo sovran valore

con Nerva imperadore,

con Traiano, con Tito ed Aristìde,

con Salamon, che 'l bel figliuol divide

a due dolente e lagrimose madre;

in un punto gli uccide

non riguardando loro opre leggiadre.

Non riguardasti ancor la gran prudenza

d'Affrican Scipïon, che la sua Roma

fece esser donna e d'asedio la tolse;

né di Catone, che a cotal sentenza

con esso Ottavian, che 'l mondo doma

mandasti, sì che ogni om forte si dolse.

Ne già mai ti rivolse

da tanto tuo potere

temperanza o sapere

di Socrate, Platon, Pirro e Pompeo,

né i dolci canti del dolente Orfeo,

che le furie infernale e tenebrose

con suo cantar si féo

benigne, mansüete e graziose.

E che madonna mia, che al mondo è un sole,

tu abbi al tuo volere io ne son certo,

ben che dotata sia d'ogni virtute.

Ma scolta le devote mie parole,

risguardo el mondo, che serìa diserto

se 'l fessi privo di tanta salute.

Le lingue serien mute,

perduto el nostro bene,

e d'infinite pene

albergo ogni omo di tormenti e doglia.

Serìa la terra senza fiori e foglia,

el ciel senza le stelle, el mar senza onde;

però prego tu voglia

lasciar costei e contentarti altronde.

Non ci togliere ancora el nostro lume,

il soave conforto e santa pace,

quel vero sol ch'al sommo Ben ci è scorta.

Madonna col suo angelico costume,

col dolce rimirar, che a ciascun piace,

è quella ch'ogni afflitta alma conforta.

Si essa fusse morta,

ogni dolcezza tolta

serebbe, e in pianto volta

la vita di ciascun ch'al mondo regna.

Onore, gentilezza e fama degna

acquistar sul si pò mentre ella è viva,

perché sola c'insegna

come si possi far l'anima diva.

Increscati del mio penar crudele,

ove tu finiresti la mia vita,

quando madonna mia salisse al cielo.

Deh, vogli esser piatosa al tuo fedele,

ché non se perdi sua bontà infinita,

né che i begli occhi copri ancor tuo velo!

Vogli vedergli el pelo

in prima varïarse

e il suo colar cangiarse,

come a chi viene al fin d'ogni sua etade;

non esser donna di tal crudeltade

che natura già mai né Iddio il consenta

che sua alma beltade

senza cagion sia 'nanzi tempo ispenta!

E se ora è tardi a rivoltar la rota,

che vòle or terminare el viver nostro,

né sia più da sperare alcun soccorso,

deh, non impallidir la bianca gota

de mia madonna, in prima che nel chiostro

tu entri di ciascun con crudel morso!

Quando finito el corso

arai di tua giornata

e spenta e consumata

serà mia vita e di chi è in tua possanza,

perché qua giù non serìa più sua stanza,

non mostrandoti a lei molesta e fera

ben che non sia tua usanza,

mandala in ciel come è di carne intera.

Con pianti e con sospiri,

piatosa e umil voce

e colle braccia in croce,

canzone, a Morte te 'nginocchia a' piei;

digli, si farà degni i prieghi miei

di conservar madonna, come io cheggio,

sopra tutti gli dei,

per merito di ciò, arà el suo seggio.