LO SPAZIO
L'ampio sereno ove l'ardenti piume,
stelle felici, giubilando aprite,
pieno è non sol di puro etra e di lume,
ma di pensanti vite.
Così la mèsse, ancor tra verde e bionda,
gremìta ondeggia, ed acconsente al vento;
così di largo fiume onda con onda
si preme, e fa concento.
Per tutto è spirti e idee. Non puoi ne' cieli
o nel gorgo de' bàratri profondi
interstizio pensar, che in sé non celi
germe e ragion di mondi.
Per questa selva di viventi amori
passa il raggio di Dio, come per vano,
e candido, e rifranto in bei colori
spira nell'occhio umano.
E quante apre in sembiante ampie distanze
al guardo e al passo de' viventi Iddio,
è campo alla fatica, alle speranze,
è alito al desìo.
Commove ad ogni passo un mondo intero
d'intorno a sé l'uom cieco, e a sé par solo:
così l'aere invisibile leggiero
sostien la penna al volo;
così sul capo del fanciullo aggreva
una soave man colonna immensa
d'aria vibrante, ed il fanciul si leva,
e corre, e ciò non pensa.
Com'uom si desta in quel che all'alba pura
rendon le nubi e i fior' dolce sorriso,
e vede i poggi e il mare, e la verdura
fresca, e un amato viso;
così, dolce Signor, nel dì supremo
che ci farà di te vivi e veggenti,
la svariata unanime vedremo
famiglia d'elementi,
che a noi conduole e congioisce ignota,
fedel compagna all'esule viaggio,
e nel respiro uman si mesce, e nuota
com'atomi in un raggio.