Lodovici Cantelli viri eloquentissimi carmina et cantilena elegantissima foelici...
Poi che fur gli ochij toi da mei divisi,
Chiuso dietro a te, signor, l'aspitio
Hebbi da doto inditio
Chio era in cielo tra le stelle ellecta;
Quivi d'intorno a me eran con risi
L'eterne legion con lor primitio,
E 'l mort'or benifitio
Canctar con gloria della mente ellecta;
Con nymphe intorno a sé, con cenni avolti
Quasi a capo disciolti,
Volendo haverme ne lor signoria.
Costei de un signor pia
Fo dimostrando natural grandeçça,
E per terreste alteçça
Mandòme in terra costei per valore;
E già il prio motore
Dièmi tale influentia,
E per diva scententia
Esser costei dìa mia.
Phebo li venne e seròme i bei lumi,
Ove possato s'era con soi rai,
Con li quali io t'amai,
Che fiero te e tu me gia contenti.
Apollo v'era, che l'altri cacumi
Lassò amando, come so che sai,
Tanto che m'adirai
Havendoti perduto e gli ochij spenti
Solo coi soi venti
Vi venne Jove, Minerva e Dïana,
Celano e Ceci canctando osana;
Neptuno, Tirra, Minoria et Alchona,
La filgla de Latona
Portar me volse nel suo freddo regno.
Colui me vuolse che volve le chiave
Come a lui piace nel suo concistoro,
Per più bear il coro
De seraphin fo ne l'alto cielo.
Letes in una passomi gran nave
Un galeotto coi soi rimi ad oro,
Che l'affamato cuoro
Cibòme col suo lume il mio belvelo.
Quivi trovossi il superno candelo,
Con sinfoni', e con cancti, e con dolzore,
Quivi era ogni candore
Delle spere celeste al mio gir suso.
Venèti benedictial moderno uso,
Se udian le voce della eterna gloria;
Chi facea memoria:
Beati mundo corde, e benedecto il fructo,
Che senza alcun lucto
So' nel conspecto divo,
E in testa d'olivo
Girlanda, o de victoria.
Non già perfecta, o signor mio, ché penso
A molti anni vederle in questo albore,
Ove il primo motore
Move con gratia, e giù fa il mare e l'onde.
Dhe, signor mio, risponde,
Si te son morta, come fui già cara,
Che me fo sola amara
Vedendome esser da te sì divisa;
Ma pur son quella Elixa
Che mai fui.