LV

By Remigio Nannini

Impallidisca il sole, Espero il giorno

In fosca chiuda e tenebrosa sera,

E sia conforme alla mia doglia il cielo;

Venite, Muse, e per pietà d'intorno

Cingete al fronte la funesta e nera

Benda, e lasciate d'allegrezza il velo;

E mentre i miei lamenti

Spargo in dogliosi accenti,

Della mia cetra, in ch'io piango e ragiono,

Amaramente accompagnate il suono.

Del picciol Ren, che con ragion si duole

Di cui dolersi e giustamente deve,

L'immensa doglia accompagnate meco;

Udite in che sospiri, in che parole

Del viver nostro e periglioso e breve,

Chiamando il figlio suo, si dolga seco;

Vedete ancor le rive

Del verde manto prive

Ch'ornarsi più di perle e d'ostro e d'oro

Non san; ché chi sapea non è con loro.

Morte, a cui sol dell'aspra legge e cruda,

Che natura a' mortali e 'l ciel prescrisse,

L'armi, la forza, e l'empio scettro è dato,

Come ella suol d'ogni pietade ignuda,

La falce, ond'ella miete il mondo, fisse

Ove appena dal tronco avea spuntato

La prima erbetta il verde:

Perché l'infame perde

Ove è virtute; e la sua invidia incolpo,

La fortezza, l'ardir, la gloria, e 'l colpo.

Ben fu crudele e dispietata allora,

Ch'al mondo, a noi, nel bel fiorir degli anni

Così bel fiore, e lume, e spense e sciolse;

E da quel corpo che più bello ancora

Forse non formò il ciel (de' nostri danni

Ingorda troppo) alma sì illustre sciolse:

Né la piegaro i tanti

Voti al ciel sparsi, e ' pianti,

Che dagli occhi versar co' santi Amori

Queste Ninfe, quest'erbe, e questi fiori.

Ma che piango io ch'a le belle alme pare

Si goda il quinto ciel con Marte accolto,

Mercé di quel valor che qui tra noi

L'ornò di mille palme illustri e chiare,

E dal nodo terren libero e sciolto

Non sia cosa mortal che più l'annoi,

Anzi se stesso in quello

Sol vero eterno e bello

Rimiri, e sprezzi noi, che così forte

Per non viver la sù fuggiam qui morte?

Vivi felice sempre:

Né ti sdegnar, se nel ciel sei, ch'io t'ami,

E nella mia canzon ti pianga e chiami.