LV

By Auteur inconnu

Pudicizia ha piú valore

che Cupido pien d’errore.

Non sie mai donna che dica:

«son d’amor suta ’ngannata»:

chi non vuol esser sua amica,

non ne può esser forzata;

e s’ell’è contaminata,

non si vuol dar udienza,

ma con rigida presenza

die licenza al dittatore.

Su pe’ monti fiesolani

siàn nutrite alla foresta,

per le selve, monti e piani,

pur servando vita onesta;

non prezzando la molesta

de’ lascivi e falsi sguardi,

ma co’ nostri strali e dardi

superiàn chi cerca amore.

Sendo gnun in una spiaggia,

seguitando alcuna fèra,

come rigida e selvaggia

che ciascuna di no’ era,

sopraggiunseci una schiera

di costor che vo’ vedete,

per saziar lor falsa sete:

or gustat’ il lor dolore.

Deh, merzé, merzé, pietà!

non giustizia in sempiterno!

Pudicizia in carità,

non piú tanto aspro governo:

se no’ fussimo in inferno,

non aremo tanta pena!

Deh, diserra la catena

che ci stringe l’alma e ’l core.

Gioventute vana e sciocca

fugge sempre la ragione;

se Cupido l’arco scocca,

non abbiam redenzione;

la biltà ne fu cagione

di ridurci in tal legame.

Deh, merzé, pudiche dame,

siat’a noi qual degne sore.

Non si debbe altr’ ingiuriare,

e sperar trovar merzede;

vuolsi prima al fin pensare.

E però come si vede

questo sia esemplo e fede

a chi segue ciascun vizio:

ch’ogni colpa ha ’l suo supplizio,

viensi questo al vostro errore.