LVI

By Berardino Rota

Che non può far dolor profondo e grave?

Deh, qual cangiato ho tosto il viso, il pelo!

E pur questo mortal lacero velo

fin qui, com’io vorrei, rotto non have.

Tu, ch’hai del viver nostro in man la chiave,

Morte che ’l mio tesor portasti in cielo,

qual repente il mio ben d’ombra e di gelo

rendesti, e quanto acerbo il mio soave!

Qual venenato strale il cor m’ha punto?

qual man, qual vento ha svelto il mio bel fiore?

qual m’ha Circe mutato in un momento?

Fera crudel, tu sola a tal m’hai giunto,

tu se’ lo stral, la man, tu Circe, il vento,

ed io ne piango, e sì sel vede Amore.