LVII. PENSIERI D'AMORE.

By Vincenzo Monti

Sallo il ciel quante volte al sonno, ahi lasso,

Col desire mi corco e colla speme

Di mai svegliarmi. E sul mattin novello

Apro le luci; a mirar torno il sole;

E infelice un'altra volta io sono.

Quale sovente con maggior disdegno

Vedi sul mar destarsi le procelle,

Che fatto dianzi avean silenzio e tregua;

Tale al tornar della diurna luce

Più fiero de' miei mali il sentimento

Risorge; e tal dell'alma le tempeste,

Che la calma notturna avea sopite,

Svegliansi tutte; e le solleva in alto

Quel terribile iddio che mi persegue.

Del cuore allor spalancansi le porte:

E il Dolor siede su la maestra entrata.

Con cent'occhi il crudel mostro la guarda;

E la Gioia ne scaccia; che passarvi

Vorria pietosa, e col suo dolce tocco

Il fier custode addormentar procura.

Al sorriso al gentil vezzo di questa

Avversaria divina ei ben talvolta

Par che vinto s'accheti: ma trapassa

L'onda repente di contrario affetto,

Ch'altro romor menando lo riscuote:

Ond'egli riede dispettoso all'ira,

E l'istesso gioir cangia in martìre.