LVII

By Giovanni Prati

Mentr´io su questa scheggia orrida siedo,

sale Febo solingo il firmamento:

morta intorno è la selva, e morto il vento,

o il vedere e l´udir più non possiedo.

I corni de´ pastor squillano, io credo,

laggiù nel pian; ma gli echi io non ne sento:

snoda il fiume la sua riga d´argento;

ma un candor senza moto, altro i´ non vedo.

Fuman le gomme del silvestre pino,

stride il falco da´ sassi; ed io domando

a la Pace infinita il mio destino.

E mi risponde: — Il tuo destìn lo sai:

su l´ala eterna del pensier vagando,

cercarmi sempre e non trovarmi mai. —