LVIII

By Francesco Beccuti

Fui vicino a cadere e tremo ancòra

del troppo ardir ond'io volai senz'ali

e scherzai con le reti e con gli strali

che di sua mano Amor tesse e lavora;

e se indugiava la ragion breve ora

por freno ai sensi disviati e frali,

già saprei, colmo d'infiniti mali,

a che strazio sen va chi s'innamora.

Or, come augel che fugga a tempo e guardi

l'inganno che fra' rami era coperto,

spiega le penne al ciel sicuro e 'l canto,

dal parlar finto e dai fallaci sguardi

fuggendo al poggio faticoso ed erto,

l'amata e dolce libertade i' canto.