LVIII

By Lorenzo de' Medici

Amor tenuto m'ha di tempo in tempo

sotto false promesse lunghe e vane,

tanto ch'io son dell'aspettar già stanco

e di sua falsi inganni oramai certo;

ché della lunga mia aspra fatica

dolor è il prezzo, e vergogna, ira e sdegno.

E quel che più accresce ogni mio sdegno

è ch'io ho perso il mio giovenil tempo,

né mel può racquistar prezzo o fatica.

Or nostre voluntà quanto sien vane,

se già ne dubitai, or ne son certo,

e per troppo provarle afflitto e stanco.

Non che altro, del pensar io son già stanco,

e son venuto a me medesmo a sdegno,

stando del bene in dubbio e del mal certo;

ma la vendetta di chi perde il tempo

è il pentimento, e delle imprese vane;

vergogna è il frutto poi d'ogni fatica.

Vana è ogni mortal nostra fatica;

ma chi in seguire Amor non è mai stanco,

tirato da lusinghe false e vane,

e, come triste, ha l'altre cose a sdegno,

più che alcun altro perde l'opra e 'l tempo

e è in error più manifesto e certo.

S'io fussi stato, sì com'or son, certo

quanto si spende invan ogni fatica

seguendo Amore, e quanto è perso il tempo,

forse alla impresa pria mi sarei stanco;

ma io ho i lacci e le catene a sdegno

or, quando a sciôrmi l'opere son vane.

Le nostre passion' quanto sien vane,

quanto il pianto e 'l dolore è fermo e certo,

e quanto invano ogni mortale sdegno,

quanto è perduta ogni umana fatica,

mostra quel che a fuggir mai non è stanco,

che ogni cosa ne porta e fura il tempo.

Passa via il tempo, e le mie opre vane

conoscer fammi, e ch'io son chiaro e certo

di mia fatica e me medesmo ho a sdegno.