LX
El tempo fugge e vola;
mia giovinezza passa e l'età lieta,
e la lunga speranza ognor più manca;
né però ancor s'acqueta
in me quel fer disio, che morte sola
può spegner nella afflitta anima stanca,
ma tienmi pur sotto l'antica branca
Amore, e fa che per la lunga usanza
bramo il mio mal per natural disio.
Ah destin fero e rio,
ch'a me hai dato contr'a me baldanza,
ond'io non posso aitarme!
Almen mancassi in tutto la speranza,
la qual ne' suoi belli occhi veder parme,
però che Amor m'offende con quest'arme.
Almen non si vedessi
segno alcun di pietà nel suo bel viso,
né fussin così dolci le parole,
e quel suave riso
dagli orecchi e dagli occhi s'ascondessi,
ed a me si celassi il mio bel Sole:
perché l'alma né sa, né può, né vuole
fuggir da quel che in vita la mantiene,
anzi la 'nduce a più beata morte.
Così mia dubbia sorte
desperar non mi lascia o sperar bene;
ond'è ch'io priego Amore
che levi al tutto la fallace spene,
o ver soccorra il mio afflitto core:
questo il contenta, e l'altro il trae d'errore.
Lasso!, ch'io mi credeva
che altra età e le diverse cure
mi facessin cangiar disii e voglie,
però ch'egli avvien pure
che il tempo altri pensieri induce e leva:
dando nuove impression', le vecchie toglie.
Or, questo più dolor nel cor accoglie:
ché tra mille pensier' che in lui s'aduna,
come la mente in varie cose scorre,
subitamente corre,
lasciando l'altre e sé, sola a quest'una,
ove stanco riposo
truova; e così la mena sua fortuna.
E in questo viver mio aspro e noioso
i pensier' vaghi e l'alma afflitta poso.
Vorrei sapere, Amore,
non mi mostrando tu alcun soccorso,
per qual cagion pur l'alma stanca spera:
forse in natural corso
vòlto è il costume già per lungo errore,
e ha smarrita la via dritta e vera;
né credo esser le par quel che già era.
Va seguendo il disio ove e' la mena,
e perché la speranza la mantiene,
col disio cresce e viene:
dunque, se questo mai non si raffrena,
questa già mai si parte,
benché non si vegga onde e da qual vena
venga l'acqua che 'l fuoco spenga in parte,
Amor ha pur nuove versuzie e arte.
Così me stesso inganno,
ed indi prende l'alma il suo conforto,
onde ha cagione il lungo mio martire.
Tanta dolcezza han porto
al cuor quelli occhi, che sperar lo fanno:
questo fa che consente al suo morire.
E come lo conduce il van desire,
va drieto a quel che non discerne o vede,
e 'l mal che pruova non conosce ancora,
e quel che al tutto è fora
di sua salute sol disia e chiede,
e come Amor l'invita,
crede nel morir suo trovar merzede;
né può più da se stesso avere aita,
che ad altri ha dato il fren della sua vita.
Dunque di sé si dolga,
anzi del vago lume che lo indusse
al cieco errore, onde sua morte nacque.
E se questo il condusse,
non pensi che sì presto lo disciolga,
ché dispiacer non può quel che già piacque;
anzi dal primo dì che in esso giacque
quel gran disio, cacciò fuor della mente
qualunque altro pensiero, e lui la prese.
Se allor non si difese,
nol farà or, quando al suo mal consente.
Or, s'è per mio destino
che così esser debba, o presto o lente,
come quel vuol, convien segua il cammino,
finch'io sia giunto all'ultimo confino.
Canzon, di mezza notte
poi che se' nata, fuggi il sole e 'l giorno;
piangi teco il tuo male;
fuggi l'aspetto del bel viso adorno,
lascia seguir la sorte tua fatale,
poi che il far altro è indarno e poco vale.