LXI

By Benvenuto Cellini

Con quel soave canto e dolce legno

ne corse ardito Orfeo per la consorte:

Cerber chetossi, e le tartaree porte

s'aperser, ché Pluton ne lo fe' degno.

Poi gli rendette il prezïoso pegno;

ma d'accordo non fu seco la Morte.

Voi, gentil Laura, quanto miglior sorte

aveste al scendere al superno regno!

Lassù v'alzò il Petrarca, e dietro poi

ne venne a rivedervi in paradiso;

sète scesi in un corpo ora ambidoi.

Felice Orfeo, s'avea tale avviso:

cangiar la spoglia arìa fatto qual voi,

ch'amor, vita e virtù non v'è diviso.