LXI

By Auteur inconnu

Questi turchi incatenati

van purgando i lor peccati.

No’ savàn prima prigioni

di questa brutta canaglia:

or siàn fuori di passioni

e pagato abbiam la taglia;

or la cosa si ragguaglia

ché straziàn chi ci ha straziati.

Per valersi d’una ingiuria,

chi è savio il tempo aspetta;

non si dée correre a furia,

chi vuol fare la suo vendetta:

tanto stemmo alla veletta

chi ci siàn ben vendicati.

Non sie gnun che nel futuro

ponga ferma la speranza,

ché non è nessun sicuro

di quel tempo che ci avanza;

la superba e l’arroganza

nostra ci ha ben gastigati.

La fortuna con suo rota

sempre volge e sempre gira:

l’un sotterra nella mota,

l’altro in cima innalza e tira;

qualche volta il ciel s’addira

contro degli uomini ingrati.

Non si debbe per altezza

reputare nessuno a vile:

per avere usato asprezza,

siàn condotti in tale stile;

nostro orgoglio è fatto umìle,

la fortuna ci ha domati.

Questo a tutti doverebbe

esser buono esemplo e fede:

che chi fa quel che non debbe,

gl’intervien quel che non crede;

chi d’altrui non ha merzede,

non l’aspetti e non ne guati.