LXII

By Berardino Rota

Voi, che nel volto viva mi rendete

l’imagin cara ch’ho più viva al core,

dolci sei pegni ch’al mio gran dolore,

a le tenebre mie compagni sete,

non a lei, che si sta ne la quiete

vera del ciel d’ogni miseria fore,

ma a tal che sempre more e pur non more

il sepolchro pietosi e mesti ergete,

ove, tacendo il suo fero tormento,

poiché in bocca d’ognun grida e risona,

scrivete sopra in lettre oscure ed adre:

«Mille cinquantanove e cinquecento,

di luglio il dicesette, in su la nona

rinacque a noi la madre e morì il padre».