LXII

By Francesco Beccuti

Da quel giorno ch'udir mi fu concesso

il suono e 'l canto e 'l ragionar celeste,

fùr l'amorose cure ardite e preste

a darmi assalto, ond'io sospiro spesso:

e, qual cervo, che 'l veltro abbia da presso,

cerca al suo scampo i boschi e le foreste,

tal io cercando in quelle parti e in queste

l'amato viso vo, c'ho al core impresso.

Più che mai vago apparve agli occhi miei,

ed in quel punto con sue mani Amore

di dolci fiamme lo dipinse e sparse;

quasi dicesse: — Amante, io non saprei

mostrar più chiaro in altra guisa il core,

che forse men del tuo quel dì non arse.