LXII
Deh, merzé, care sorelle,
d’este pover’ meschinelle!
Sendo gite alla marina
con la rete per pigliare
qualche barbio o qualch’ombrina,
per poter l’almo saziare,
questi vennono a predare
noi meschine poverelle.
Fu ciascuna in terra scesa,
perché avean la lancia in resta,
e volendo far difesa
nostra sora piú rubesta,
fu a lei tolta la testa,
e a noi rotta la pelle.
L’arte nostra è di predare,
non però di far micidio;
e siàn vaghi del menare
donne belle al nostro nido;
e abbiam troppo in fastidio
far con voi troppe novelle.
Voglian fatti e non parole:
tal minaccia c’ha paura;
se di noi altri si duole,
le sta bene ogni sciagura
d’esser suta acerba e dura;
piangon poi le vecchierelle.
Deh, fanciulle, non piagnete
d’esser preda di costoro;
e se v’hanno rotto la rete,
vi daranno argento e oro;
e’ non v’è nessun di loro
che non vi sazi di pesci,
purch’ognuna s’arrovesci
al pescare fanciullelle.