LXIII

By Ludovico Leporeo

Milla saggia qual dea de l'oliveto

M'ha il cor unto in un punto e m'ha ferito,

E nel suo torchio rigido contrito

Con la mola crudel del suo trapeto.

Questa com'esca d'arido roveto

M'infiammò l'alma, e 'l core incenerito

M'ammaliò Cupido inaspidito,

Né antidoto mi valse od amuleto.

Mentre mirai costei con guardo immoto

Amor mi saettò con dardo acuto

E 'l fil troncò de la mia vita Cloto.

Restai qual sasso irrigidito e muto,

Statua simìle a la moglier di Loto,

Larva d'Averno rio, scherno di Pluto.