LXIII

By Pietro Jacopo De Jennaro

Come tal volta tra procelle in mare,

di notte piange l'advelata stella

disperato nochier di andar in porto,

e come piange all'aparir de l'alba

el pastor, che menar non può sull'alpe

la cara grege per la neve el giorno,

così, lasso, piango io l'orribil giorno,

facendo sempre intorno agli occhi un mare,

ovunche io so' per le campagne e l'alpe,

ch'alla maligna e mia perversa stella

piacque de allontanarmi da quel porto,

ove il mio legno era securo ogni alba.

O quanto mal e per me fo quel'alba

del dispietato inexorabil giorno,

che la mia nave se partio dal porto.

O quanto mal per me lasciare el mare,

dove veder solea mia chiara stella,

fo per voler sentir qual sono l'alpe!

Però che in queste parte apresso all'alpe,

dove el Po fa suo corso, quando è l'alba

e quando el ciel ne mostra ogni sua stella,

mi sento, oimè, pur rimembrar quel giorno

ch'io volsi intrar in si fortuna al mare,

lasciando a tergo il mio tranquillo porto.

Quanti anni ormai mi par tornare in porto,

non curando stampar pur l'aride alpe,

per veder la mia riva apresso el mare.

Ai Dio, verrà mai quella dolce alba

del tanto disiato e caro giorno

ch'io mi vegia inviar verso mia stella?

Ch'io vivo già come orbo che la stella

non vede, absente dal mio fido porto,

e non s'accorge quando è notte e giorno.

Per ogni stanza parmi essere in alpe,

dov'io so che 'l mio sol non mi porge alba;

tal fo mio stato in questo nostro mare.

Fia secco il mare e fia a terra ogni stella

e 'l sol sanza alba, pria ch'io prenda porto

da qui dall'alpe, amando un solo giorno.