LXIII
Viva, viva il gran signore
del Broncone degno d’onore!
Viva, viva, trionfando,
questa nobil baronia,
con onore sempre innalzando,
con gran gala e cortesia,
non facendo villania
a nessuna creatura,
e così viva sicura
pel Broncone degno d’onore.
Viva, viva il signor nostro,
sì magnanimo e giocondo:
se fortuna ha già dimostro
di volere mandarti in fondo,
ora in cima su del tondo
posti ci ha nella suo rota,
e donato ci ha per dota
il Broncon degno d’onore.
Se la ’nvidia o la potenza
d’altro seggio a questo tolse
già il signore, fu violenza,
bench’allora molto ci dolse:
po’ fortuna si rivolse
e benigna ha provveduto
al signore e all’aiuto
del Broncone degno d’onore.
Non si vuole mai disperare:
l’umiltà con pazienza
fa l’umil sempre esaltare;
se ne vede esperienza:
Firenzuola per Fiorenza
or fiorisce, cresce e ’nnalza,
e per segno e fede calza
il Broncone degno d’onore.
O felice signoria,
ben puo’ far festa e bonaccia!
Vedi la tua baronia
pronta con allegra faccia
a seguire tutti tuo traccia
come buoni servi fedeli,
po’ ch’aiuto abbiam da’ cieli
e ’l Broncon degno d’onore.
E per segno d’allegrezza
siàn disposti tutti quanti
di mostrar nostra prodezza
e con balli e suoni e canti;
e le dame con gli amanti
questi doni balleranno:
viva, viva, poi diranno,
il Broncon degno d’onore.
Ben si può tener felice
questa diva compagnia,
poiché ’l figlio di Clarice
così magna cortesia
fatto ci ha, e vuol che sia
ciaschedun del su’ amor degno,
che con fede porta ’l segno
del Broncone degno d’onore.
Quel Broncone è un rampollo
che germuglia fra le Palle:
quale è ’n terra nuovo Apollo
chi a quello ferma le spalle,
in città o ’n villa o ’n valle
può tremare e non cadere:
e però viva il messere
del Broncone degno d’onore.