LXIV. LA FECONDITÀ. ALLA PRINCIPESSA DONNA COSTANZA BRASCHI ONESTI.
Piacer del mondo, origine
Delle corporee vite,
Che terra e mar riempiono
Diverse ed infinite;
Sospiro e desiderio
Di giovinette spose,
Che la speranza pubblica
Incoronò di rose;
Bella del Tebro, guardami:
Fecondità son io.
Per te qua mossi: arrèstati;
Qui siedi al fianco mio.
Già sul tuo casto talamo
Assisa mi vedesti
Un'altra volta, e il titolo
Per me di madre avesti.
Brevi i contenti furono;
E su l'estinta figlia
Presto sgorgâr le lagrime
Dalle materne ciglia.
Lo sposo inconsolabile
Allor ti pianse accanto;
Fu visto allor confondersi
Al suo di Roma il pianto;
Mentre un profondo gemito
Uscir s'udìa dal trono:
Intorno ancor ne mormora,
Se tu l'ascolti, il suono.
E al tuo desir propizia
Di nuovo io già scendea:
Il mio secondo tremito
Già scosso il sen t'avea.
Dalla lusinga amabile
D'un avvenir migliore
Su la funesta perdita
Prendea conforto il core.
Ma tosto un dio contrario
Sì bella speme uccise,
E me tradita e debole
Dal fianco tuo divise.
Più forte allor bagnarono
Le amare stille il petto,
Ed abbondanti scorsero
Su l'infecondo letto:
E scapigliata e supplice
Mi richiamasti invano;
E io volli invan soccorrerti
Colla fuggente mano.
Vietollo il Fato. Impavida
Tu poi di tanto affanno
Colla ragion pacifica
Temprar sapesti il danno;
Chè dentro membra tenere
Ne' casi avversi e crudi
Tu saldo spirto ed anima
Filosofante chiudi.
Le Grazie a te sorridono:
E Giovinezza illesa:
Qual mai si puote attendere
Dal quarto lustro offesa?
Dunque gl'iddii non tolsero
Ma prepararo i giorni
In cui di madre il giubilo
A consolar ti torni.
Sul celebrato margine
Di questa fonte amica
Che occulto foco ed alcali
A sanità nutrica,
Qui del tuo ben sollecita
Ad aspettarti io venni:
Qui deggio, o bella, adempiere
Del gran Tonante i cenni.
L'eccelsa pianta ed inclita
Che colla tua s'infiora,
Son sette e sette secoli
Che cresce: e temi ancora?
Già nuova prole al timido
Tuo grembo il cielo invía:
Asciuga il pianto, ed ilare
Gli andati affanni oblìa.
All'onda salutifera
Le care membra affida:
Ecco, son io la Naiade
Che la governa e guida.
Intanto Amor del talamo
Preparerà le piume,
E dei cristalli incomodi
Verrà scemando il lume.
Di velo, il sai, compiacesi
Amor modesto e puro.
Va': fra quell'ombre tacite
Mi troverai, te'l giuro.