LXIV

By Agnolo Firenzuola

La nostra mandria, il nostro gregge, il nostro

Armento, pien di vacche e di vitelli,

Di capretti e d'agnelli,

Sono i nostri desir svegliati e belli,

I pensier sempre pregni

Di mille alti concetti, i sacri ingegni,

Al mondo oggi sì cari,

Spirti purgati e chiari

Entro a quell'acque, dove

Le figliuole di Giove

Scherzan cantando l'amorose pruove:

E 'l pio cor, che no 'l rode e no 'l divora

Invidia, o 'l discolora

Il folle imaginar de l'altrui bene,

Come sovente aviene

A voi, che ne 'nvidiate

Quando il nostro mirate.

Deh come bene allor perciò mostrate

Che l'umil gregge nostro

È vie miglior che quel superbo vostro.