LXIX

By Giacomo Lubrano

Questa picciola Sirte in mar d'inchiostri,

remora sozza d'Essere mal vivo,

fa naufragar con astio furtivo

e l'àncore a' Licei, le vele a' Rostri.

Cangia in alghe di Lete a gli occhi nostri

quanto sudan gl'ingegni in aureo rivo.

E soffrono i Giason' danno più schivo,

se i Codici e le Stampe han tinta d'Ostri.

In van spirate a' morti aura immortale,

penne di Fama; un'animuccia vile

può sfiatarvi le trombe, e tarpar l'ale.

Navighi pur in Argo alto lo stile,

e di Palladii lumi orni il fanale,

ché a sommergerlo basta un Verme ostile.