LXIX

By Giovanni Della Casa

Se ben pungendo ognior vipere ardenti

e venenose serpi al cor mi stanno,

e scopro de' bei lumi il chiaro inganno

con questi miei, a la sua luce intenti,

non fia però giamai ch'io mi sgomenti

di soffrir questo incarco e questo affanno,

ch'è soave il martir, utile il danno,

gli occhi fian sempre di languir contenti.

Lasso, ché di tal laccio Amor mi strinse

ch'a snodarlo convien che si discioglia

lo stame, con cui 'l ciel quest'alma avvinse:

e benché un timor rio sempre m'indoglia,

un timor che la speme un tempo vinse,

conven ch'io segua l'ostinata voglia.