LXV

By Giovanni Della Casa

Né l'alba mai, poi che 'l suo strazio rio

vien Progne, ombrose valli, a pianger vosco,

quando 'l ciel fosse in sul mattin men fosco,

di braccia al vecchio suo sì bionda uscìo;

né 'n riva di corrente e largo rio

chiome spiegò d'april tenero bosco

sì vaghe, come il sol ch'io sol conosco

sparger tra voi le sue talor vid'io.

E or le tronca empio destino acerbo,

e 'mpoverisce Amor del suo tesoro:

a noi sì cara vista invidia e toglie.

Deh chi 'l mio nodo rompe e me non scioglie?

Avess'io parte almen di quel dolce oro,

per mitigar il duol che nel cor serbo.