LXV

By Luigi Da Porto

Anima, che tornando al ciel vedesti

La luna in Pesce e 'l suo fratello in Tauro,

E dal mar del Cattaio al Caspio, al Mauro,

E dal gran Nilo al Rhen par non avesti,

Quel che fu in me (e tu, spero, vedesti)

Mira or nel volto del divin tesauro:

Fede più chiara assai che forbit'auro,

Alti pensieri e desir' dolci onesti.

E vederai che quanto Morte allenta

D'Amore il laccio, che per te mi prese,

E tanto la memoria tua lo stringe;

Per ch'io non gioia più, non pace senta,

Quella crudel sì tosto al ciel ti rese,

E 'l volto mio del suo color depinge.