LXV

By Auteur inconnu

Viva, viva la ragione,

e ciascun ch’è suo campione!

Noi siam tutti uomini giusti

che abbiàn il torto a sdegno,

e con questi mazzafrusti

ci partimmo dal suo regno;

e di là dove per segno

Ercol pose le colonne,

per trovar queste madonne,

cerco abbiàn piú regione.

Quante volte con costoro

a combatter suti siàno,

che ogni cosa che era loro

sottomesso a noi abbiàno:

abbiam tolto lor Foiano

che ci fece già gran guerra,

e per noi quel s’apre e serra,

non è piú delle amazzone.

L’abbiam tutte scavalcate,

per menar nostri speroni,

prese, morte e fracassate,

chi rovescia e chi bocconi:

menavam sí gran frugoni

con questi nostri bernocchi

che di testa uscivon gli occhi

proprio lor per passione.

Non curiamo alla battaglia

stradiotti e balestrieri,

né galuppi una medaglia,

né scoppietti o bombardieri;

e gli erranti cavalieri,

gli mandiàn tutti sozopra:

se n’è visto e vede l’opra

per costoro che son prigione.

Per spegner guerre e lite

abbiam dato a queste il botto,

ch’eran sopra a noi salite;

il disegno abbiam lor rotto

e vogliam che stien di sotto

e non sien le prime in giostra:

lascin far l’opera nostra,

come vuol giusta cagione.