LXVI – Chiabrera
Quando il pensiero umano
Misura sua possanza
Caduca e frale, ei sbigottisce e teme:
Ma se di Dio la mano,
Ch'ogni potere avanza,
Ei prende a riguardar, cresce la speme.
Ira di mar che freme
Per atroce tempesta,
Ferro orgoglioso che le squadre ancida,
Non turba e non arresta
Vero ardimento, che nel Ciel confida.
Sento qua giù parlarsi:
Un piccioletto regno
A vasto impero perché dar battaglia?
Alpe non può crollarsi;
E di leon disdegno
Non è da risvegliar, perché t'assaglia.
Meco non vo' che vaglia
Sì sconsigliata voce:
Ed ella Gedeon già non commosse
Quando scese feroce
Ne l'ima valle, e Madian percosse.
Ei, gran campo raccolto
Di numerose schiere,
Vegghiava a scampo del natio paese;
E da lunge non molto
Spiegavanmo bandiere
Gli stuoli pronti a le nimiche offese.
Ed ecco a dir gli prese
Il Re de l'auree stelle:
Troppa gente è con te: parte sen vada:
Crederebbe Israelle
Vittoria aver per la sua propria spada.
Quivi il fedel campione
Di gente coraggiosa
Sol trecento guerrier seco ritenne:
Poscia per la stagione
De l'aria tenebrosa
Le squadre avverse ad assalir sen venne.
Poco il furor sostenne
La nemica falange:
Ei gli sparse e disperse in un momento.
Febo ch'esce dal Gange,
Le nebbie intorno a se strugge più lento.
Così gli empi sen vanno
Se sorge il gran Tonante,
De la cui destra ogni vittoria è dono.
Il Trace è gran tiranno;
Ma sue forze cotante
Né di diaspro né d'acciar non sono.
Forse indarno ragiono?
Ah no; ch'oggi sospira
Algier de' legni suoi l'aspra ventura;
E Prevesa rimira
De' bronzi tonator nude sue mura.
Popolo sciocco e cieco,
Che militar trofei
Speri da turba in guerreggiar maestra;
Quali squadre ebbe seco
Sanson tra' Filistei,
Quando innalzò la formidabil destra?
Ei da spelonca alpestra
S'espose in larga piaggia
A spade ed aste di suo strazio vaghe;
Quasi fera selvaggia
Data in teatro a popolari piaghe.
Ma sparsi in pezzi i nodi
Onde si trasse avvinto,
D'acerba guerra suscitò tempesta:
Per sì miseri modi
A l'esercito vinto
La forza di sua man fe manifesta.
E su l'ora funesta,
Per lui non s'armò gente;
Né di faretra egli avventò quadrella:
Ma vibrò solamente
D'un estinto asinel frale mascella.
Al fin chi lo soccorse
Dentro Gaza, là dove
Le gravissime porte egli divelse;
E rapido sen corse,
(Incredibili prove!)
E le portò su le montagne eccelse?
Dio fu: Dio, che lo scelse,
E di fulgidi rai
Sì chiaro il fece ed illustrollo allora:
Né perirà già mai
Chi s'arma, e del gran Dio le leggi adora.