LXVI – Chiabrera

By Giacomo Leopardi

Quando il pensiero umano

Misura sua possanza

Caduca e frale, ei sbigottisce e teme:

Ma se di Dio la mano,

Ch'ogni potere avanza,

Ei prende a riguardar, cresce la speme.

Ira di mar che freme

Per atroce tempesta,

Ferro orgoglioso che le squadre ancida,

Non turba e non arresta

Vero ardimento, che nel Ciel confida.

Sento qua giù parlarsi:

Un piccioletto regno

A vasto impero perché dar battaglia?

Alpe non può crollarsi;

E di leon disdegno

Non è da risvegliar, perché t'assaglia.

Meco non vo' che vaglia

Sì sconsigliata voce:

Ed ella Gedeon già non commosse

Quando scese feroce

Ne l'ima valle, e Madian percosse.

Ei, gran campo raccolto

Di numerose schiere,

Vegghiava a scampo del natio paese;

E da lunge non molto

Spiegavanmo bandiere

Gli stuoli pronti a le nimiche offese.

Ed ecco a dir gli prese

Il Re de l'auree stelle:

Troppa gente è con te: parte sen vada:

Crederebbe Israelle

Vittoria aver per la sua propria spada.

Quivi il fedel campione

Di gente coraggiosa

Sol trecento guerrier seco ritenne:

Poscia per la stagione

De l'aria tenebrosa

Le squadre avverse ad assalir sen venne.

Poco il furor sostenne

La nemica falange:

Ei gli sparse e disperse in un momento.

Febo ch'esce dal Gange,

Le nebbie intorno a se strugge più lento.

Così gli empi sen vanno

Se sorge il gran Tonante,

De la cui destra ogni vittoria è dono.

Il Trace è gran tiranno;

Ma sue forze cotante

Né di diaspro né d'acciar non sono.

Forse indarno ragiono?

Ah no; ch'oggi sospira

Algier de' legni suoi l'aspra ventura;

E Prevesa rimira

De' bronzi tonator nude sue mura.

Popolo sciocco e cieco,

Che militar trofei

Speri da turba in guerreggiar maestra;

Quali squadre ebbe seco

Sanson tra' Filistei,

Quando innalzò la formidabil destra?

Ei da spelonca alpestra

S'espose in larga piaggia

A spade ed aste di suo strazio vaghe;

Quasi fera selvaggia

Data in teatro a popolari piaghe.

Ma sparsi in pezzi i nodi

Onde si trasse avvinto,

D'acerba guerra suscitò tempesta:

Per sì miseri modi

A l'esercito vinto

La forza di sua man fe manifesta.

E su l'ora funesta,

Per lui non s'armò gente;

Né di faretra egli avventò quadrella:

Ma vibrò solamente

D'un estinto asinel frale mascella.

Al fin chi lo soccorse

Dentro Gaza, là dove

Le gravissime porte egli divelse;

E rapido sen corse,

(Incredibili prove!)

E le portò su le montagne eccelse?

Dio fu: Dio, che lo scelse,

E di fulgidi rai

Sì chiaro il fece ed illustrollo allora:

Né perirà già mai

Chi s'arma, e del gran Dio le leggi adora.