LXVI

By Lorenzo de' Medici

Una ninfa gentil, leggiadra e bella

più che mai Febo amasse o altro dio,

cresciuto ha co' suoi pianti il fresco rio,

dove lasciata fu la meschinella.

Lì duolsi e spesso accusa or questa or quella

cagion del viver suo tanto aspro e rio:

poi che lasciò Diana, il suo disio

s'è vòlto ad ubbidir la terza stella.

E nulla altro conforta il suo dolore,

se non che quel che gli ha tanto ben tolto,

gli renda il desiato e car tesoro.

Sol nasce un dubbio: che quel tristo core

che al pianger tanto s'è diritto e vòlto,

pria non diventi un fonte o qualche alloro.