LXVI

By Pietro Bembo

Lieta e chiusa contrada, ov´io m´involo

al vulgo e meco vivo e meco albergo,

chi mi t´invidia, or ch´i Gemelli a tergo

lasciando scalda Febo il nostro polo?

Rade volte in te sento ira né duolo,

né gli occhi al ciel sì spesso e le voglie ergo,

né tante carte altrove aduno e vergo,

per levarmi talor, s´io posso, a volo.

Quanto sia dolce un solitario stato

tu m´insegnasti, e quanto aver la mente

di cure scarca e di sospetti sgombra.

O cara selva e fiumicello amato,

cangiar potess´io il mar e ´l lito ardente

con le vostre fredd´acque e la verd´ombra.