LXVI

By Auteur inconnu

Donne, marraiuoli eletti,

che a opere lavoriàno,

potatori di vite siàno,

perché piú licor si getti.

Questi nostri marraiuoli

fanno l’opra sí compiuta,

che si posson tôr lor soli

per fornire ogni tenuta;

quando insieme altri ci aiuta,

facciam l’opera migliore;

lavoriam piú in due ore

che nessun degli altri eletti.

Non è luogo tanto stretto

che non torni presto aperto;

di boscare ogni poggetto,

ogni valle, ogni diserto:

e facciánlo in modo certo

che dinanzi, o vuol dirieto,

puossi entrar sanza divieto,

sanza aver tanti rispetti.

Se il poder è in disordine,

non chiamate altri che questi:

in brieve ora, in buon ordine

lo vedrete se a noi resti,

ché rimedi tutti presti

abbiam sempre in ciascuno atto:

sebben fusse sopraffatto,

farem sí che pur si netti.

Noi abbiam poi un concime

che, se fusse sopra stato,

aguzzando nostre lime,

ben zappando in ogni lato,

sarà presto ravviato,

purché v’entri nostra zappa

la qual fòra, struzza e frappa,

purché bene la terra aspetti.

Per le vigne un potatore

fra noi c’è molto intendente;

se le vite han dentro omore,

getterànle immantenente;

come qualche colpo sente

del pennato che meniàno

tanto ben l’arte facciáno,

che chi il pruova, par ci accetti.

Poi ci resta un certo seme

che fa fertile ogni grotta,

fa gettare il frutto insieme

a chi semina dop’otta:

deh, guardate gente dotta

che le terre del marchese,

benché sia aspro paese,

fannol sí che in copia getti.