LXVII

By Giovanni Prati

Mentre aspettan le tigri, e la vorace

fame di Claudio espìan caprii lucani,

nelle custodie il cantabro Cinace

beve a la Morte; e morirà domani.

Insensata in un canto arde gli arcani

rami delle melisse Helda la trace;

e ai piè gli siede, e con le rosee mani

sparse per terra, lacrimando, tace.

Indi solleva la pensosa faccia;

e, terso il pianto, a non parer codarda,

tutta s´avventa nelle care braccia.

Dietro le ondeggia la disciolta chioma;

pallida, muta, disperata il guarda;

poi mette un urlo, e maladice a Roma.