LXVII
Amor, tu vuoi di me far tante pruove,
e sì i tuoi servi aspreggi,
quanto più fedel' sono, antichi e interi;
che più servire alle tue inique leggi
non vo', ma per vie nuove
andare e ricercar nuovi sentieri:
perché non par che io speri
nel vecchio altro piacer che affanni e pianti,
sospir', paura, vergogna, ira e disdegno.
Così avess'io il tuo regno
conosciuto e la vita delli amanti,
quel dì che i casti e i santi
pensier' miei in tutto volsi
a te, che dimostravi darmi pace,
quando me a me tolsi,
che, quanto fu più presto, men mi piace!
Io m'ero sanza alcun riserbo dato,
e per più vero segno
della mia intera, pura e vera fede,
non prezzo alcun, ma il cor li die' per pegno;
(e 'l dominio e lo stato
di me libero prese, ove ancor siede),
sperando che merzede
dovessi aver de' mia gravosi affanni,
e di mille promesse che almeno una
fussi vera, e Fortuna
qualche volta mutassi volto e panni.
Or la fatica e li anni
mi veggio avere al tutto
perduti e l'età mia florida e verde,
sanza altri fiori o frutto,
ché 'l tempo più che un tratto non si perde.
Ma non è maraviglia s'io fu' giunto,
semplice e giovinetto:
sotto tal esca mi mettesti l'amo!
Perché non mortal cosa per oggetto
mi desti l'ora e 'l punto
che facesti che ancor servo mi chiamo,
perché chi mi fe' gramo
cosa divina parve agli occhi miei;
né credo che ingannar potessi o voglia.
Onde i pianti e la doglia,
ch'io ho sofferti per seguir costei,
già corsi solar' sei,
mi fûr piacer, ma ora,
ch'io veggo esser fallace ogni mia spene,
sendone al tutto fora,
Amore, io lascio i lacci e le catene;
e do le vele mie al miglior vento,
ché in sì crudel tempesta
non era il navicar sanza periglio.
Lascio la vita lacrimosa e mesta
e 'l faticoso stento,
e nuova via, altro governo piglio;
e con miglior consiglio
reggo la barca mia fra le salse onde,
ch'era già vicina ad uno scoglio.
Per altro mare ir voglio,
la stanca prora vo' drizzar d'altronde,
ove non si nasconde
sicur riposo e porto,
che poco innanzi m'era sì lontano.
Fammi il passato accorto,
e la fatica e 'l tempo perso invano.
E' mi s'agghiaccia nelle vene il sangue,
quando or meco ripenso
la dura vita perigliosa e ria.
E, come quasi perde ciascun senso
chi un venenoso angue
passando calca in mezzo ad una via;
che poi via più che pria
teme, già sendo del pericol fore,
non conoscendo il male allor quando era;
e quella crudel fera,
la qual calcato avea con franco core,
rimira con maggiore
temenza, già sicuro;
così riguardo il mio viver indrieto,
rigido, impio, aspro e duro,
né so ben qual son più, pauroso o lieto.
Canzona, poiché abbiam mutato stile,
non far l'usata via:
conforta a libertà l'alma gentile.