LXVII

By Luigi Da Porto

Ghelino è morto, et io son vivo ancora;

Egli è salito al cielo, io giaccio in terra;

Egli è colmo di pace, io d'aspra guerra;

Lui piacer fa gioir, me doglia accora.

Pur devrebbe esser presso il giorno e l'ora

D'aprirsi la pregion, che qui mi serra,

E tôr da me quel peso che m'atterra,

Che assai più ch'altro dolce e car mi fôra.

Dunque bramato dì mena a dar fine,

Morte, a l'aspra fortuna, che sommerso

Mi tien nel mar del mio continuo pianto.

Se forse non indugi, acciò che 'l fine

Del mio fratel si legga in prosa, in verso:

E quant'io qui l'amai, piangal qui tanto.