LXVII

By Rosello Roselli

Io cognosco che son già presso al fine

del viver mio e più non posso aitarme,

e che rotte e spezzate si son l'arme

di queste membra fragile e meschine,

e ch'è omai tempo alle parte divine

alzar la mente, e più non servo farme

al miser mondo, ch'altro non può darme

che ardente foco, overo algente brine.

Però, Signor del ciel giusto e piatoso,

col cor dolente e lagrimosa faccia

pentuto del mio mal, perdon ti cheggio.

E sì ti priego, Signor grazïoso,

ben ch'io sia peccator, ch'al fin ti piaccia

ch'abitar venga nel tuo santo seggio.