LXVIII – Chiabrera
Deh qual mi fia concesso
Stil di tanto dolore,
Onde accompagni il core
Ne l'alta angoscia oppresso?
O Febo, o re dell'immortal Permesso,
Se v'ha musa pietosa
Ch'ove morte ne fura
Anima gloriosa,
Usi di lagrimar l'aspra ventura;
Ella dal ciel discenda,
E meco a pianger prenda.
Lasci la bella luce
La bella Diva; e mesta
Rechi cetra funesta:
Poi che morte n'adduce
A lamentar de'Colonnesi il duce;
Nobile pianta altera,
Svelta da' nembi e doma
Sul fior di primavera;
Forte sostegno e rocca alta di Roma,
Folgoreggiata a terra
Con lagrimevol guerra.
O nato in lieta sorte,
Di genitor felici;
Come tristi, infelici
Corser tuoi giorni a morte!
Fervida destra, coraggioso e forte
Sangue di stirpe antica,
Sempre di schiere armate,
Sempre di pugne amica;
Già non dovea su la più verde etate
Dura morte involarte
Senza prova di Marte.
Ahi, che se a te più lente
Giungean l'ore del pianto,
Forse perdea suo vanto
Un dì l'empio Oriente!
Ma dove il suo ferir vien più dolente,
Morte colà più punge,
E più gli strali ha pronti.
Così, d'Italia lunge,
O bell'alba d'Italia, ora tramonti;
E si vien teco a meno
Tanto del suo sereno.
Cruda, barbara scola
Ch'altrui biasma i sospiri,
O s'altri i suoi martiri
Col lagrimar consola.
A me non scenda in cor sì ria parola:
Ché dolce è far querele
Colà dove n'offese
Dura morte crudele;
Ed è di nobil core atto cortese
Dare amorosi accenti
A le più chiare genti.
Certo s'alma è fra noi
Del tuo morir men pia,
Certo, o Fabrizio, obblia
I tuoi sì chiari eroi.
Ma vide in armi pria Ravenna, e poi
Vide Adice in periglio
Se de la vostra gloria
Per forza e per consiglio
Deggia Italia tener breve memoria;
O anime reine
De le virtù latine.
Stan lungo d'Ambro i lidi
Di Prospero gli allori,
Mille armati sudori,
Mille onorati gridi:
E poco dianzi in Campidoglio io vidi
Nuovi titoli egregi;
E giù da' nobili archi,
Scorno a' barbari regi,
Prender faretre insanguinate ed archi,
E mille spoglie appese
Al più gran Colonnese.
Caro, giocondo giorno
Quando a l'amiche voci,
Quando a i bronzi feroci
Tonava il cielo intorno;
E d'auree gemme e di ghirlande adorno,
Su candido destriero,
Trionfator romano
Traea sua pompa altero
A la reggia di Pietro in Vaticano:
Dolce pompa a mirarsi,
E dolce ad ascoltarsi.
Allor tu pargoletto,
Emulator paterno,
D'alto valor eterno
Tutto infiammasti il petto.
Ma morte il tuo valor prese in dispetto.
Dunque a la patria riva
Gente barbara e strana
Non condurrai cattiva.
Oh conversa in dolor gioia romana!
Oh glorie, oh nostri vanti
Fatti querele e pianti!