LXVIII

By Giacomo Lubrano

Arpiuccia de' Libri, empia Tignuola,

rodendo il sen di pagine erudite,

ruba con sordo ardir d'avida gola

a Saggi estinti postume le vite.

Del suo minuto dente a noi s'invola

lo spirto degl'ingegni; e ponsi in lite

ciò che in eredità lascia la scola

confuso e guasto a lettere sparite.

Morde chi la produsse, e la nutrisce:

nata aborre la luce, e sempre ascosa

appèsta i fogli in atomi di bisce.

Del fallo original ombra odiosa:

strugge il censo de l'alme, e le sue strisce

son supplicii di polve ove si posa.