LXVIII

By Giovanni Boccaccio

Deh, quanto è greve la mie sventura

e mobile più ch'altro il viver mio!

Io piango spesso con tanto disio

quant'alcun rida: e mentre il pianto dura,

vien nella mente mia quella figura

che più ch'altro mi piace, sallo Iddio.

Quivi col lieto aspetto vago e pio

conforta 'l core e l'alma rassicura,

dicendo cose, ch'ogni spiritello

smarrito surge lieto e pien d'amore,

e me fan più ch'alcun altro contento.

Di quinci nasce chi dal viso bello

mi mostra esser lontano, onde 'l dolore

torna più fier che prima per un cento.