LXVIII

By Giuseppe Parini

Ti sono schiavo, ti son servitore

Cecco, che se' 'l mio bene solo solo.

Deh lascial ir quel ragazzo d'Amore

ch'egli è una forca, ch'egli è un mariuolo.

I' te lo dico, ve', proprio col core:

tu vai pel bucolin dell'acquaiolo;

e, alle guagnele, ch'i' ho un gran timore

che tu non tiri alfine anche l'aiuolo.

Uh tristo me, se steso in sul cassone,

belle e tirate ahi poverin! le cuoia,

avessi un dì a veder il mio Ceccone;

e scritto sopra per maggior mia noia:

“Qui giace un tale che morì poltrone,

come i gatti per fregola e per foia”.