LXVIII

By Luigi Da Porto

Or so che di dolor più non si more,

Poscia che per tua morte io non son morto,

Frate mio caro, che mi lasci porto

D'infinita miseria e di dolore.

Del nascer nostro fur propinque l'ore,

Tal' esser debbon del giungere a porto;

E se natura a me non face torto,

Tosto sarò di questa vita fore.

E sciolto dal dolor, da la allegrezza

Del mondo, da la tema e dal desio,

Poggerò verso il ciel dietro a' tuoi passi.

Ma in questo mezzo la mia mente, avezza

Solo a pensar di te, darà al cor mio

Sospiri, et egli pianto agli occhi lassi.