LXVIII

By Pietro Jacopo De Jennaro

Felice don che sei già fatto degno,

non per mia sorte, ma per toa ventura,

avolger quella gola in cui natura

mostrò la forza soa, l'arte e l'ingegno,

felice te, che suo felice pegno

d'amor, c'ogni altro spirto infiamma e fura,

candido più che colombetta pura,

tocchi sovente senza suo disdegno.

Rengrazia tua fortuna e sua bontate

che t'àn concesso un tal beato loco,

bramato da coralli, perle e d'oro.

Io che consamo, e dai trovo pietate

e taciturnamente vivo in foco,

d'invidia de letizia amando moro.